Dalle missioni sul territorio a un sistema integrato di monitoraggio, fino alle operazioni BVLOS e ai Drone-in-a-Box. L’esperienza maturata da Dron-e al fianco della Regione Calabria racconta come sta cambiando l’impiego degli UAS nella prevenzione e nella gestione degli incendi boschivi.
Quando si parla di droni applicati alla prevenzione degli incendi boschivi, l’attenzione tende spesso a concentrarsi sull’aeromobile, sui sensori o sulle sue prestazioni. L’esperienza maturata sul campo dimostra invece che il drone rappresenta soltanto uno degli elementi di un sistema molto più complesso.
Per trasformare un UAS in uno strumento realmente utile alla gestione del territorio servono piloti, procedure, comunicazioni, piattaforme digitali, capacità di coordinamento e una struttura in grado di trasformare quanto osservato dall’alto in un’informazione tempestiva e utilizzabile.
È su questa logica che, negli ultimi anni, Dron-e (Easy City Srls) ha lavorato al fianco della Regione Calabria nell’ambito dell’evoluzione del progetto Tolleranza Zero e delle attività di monitoraggio UAS a supporto della campagna antincendio boschivo.
Tolleranza Zero: dal drone a un sistema di monitoraggio
Tolleranza Zero nasce nel 2022 come iniziativa della Regione Calabria per rafforzare il controllo del territorio attraverso l’utilizzo dei droni, inizialmente con particolare attenzione alla prevenzione degli incendi e al contrasto degli incendiari.
Negli anni il progetto si è progressivamente ampliato.
Dai cinque droni della prima sperimentazione del 2022 si è passati ai 25 del 2023 e ai 40 del 2024, con il coinvolgimento di personale regionale, associazioni e operatori distribuiti sul territorio. Nel 2024, anno in cui Dron-e è stata protagonista, sul piano tecnico e operativo, impegnando i propri mezzi e piloti, il sistema ha prodotto 394 segnalazioni relative a presunti incendiari, oltre ad attività di monitoraggio ambientale e supporto ad altri soggetti istituzionali.
Ma la crescita numerica racconta soltanto una parte dell’evoluzione.
Il vero elemento distintivo è stata la costruzione di un’architettura nella quale le missioni effettuate sul territorio vengono coordinate attraverso una Control Room regionale, integrando progressivamente droni, operatori, flussi video, dati georeferenziati e piattaforme digitali.
Il ruolo di Dron-e sul campo
Dron-e ha partecipato direttamente a questa evoluzione operando nelle campagne di monitoraggio, nella formazione del personale e nello sviluppo delle componenti tecnologiche necessarie a integrare le attività UAS all’interno di un sistema organizzato già dal 2023.
L’esperienza sul campo ha richiesto qualcosa di molto diverso dall’esecuzione di singole missioni di volo.
Coordinare contemporaneamente più piloti distribuiti sul territorio significa definire aree di monitoraggio, mantenere un collegamento costante con la struttura centrale, gestire le segnalazioni, verificare rapidamente ciò che viene osservato e trasferire le informazioni agli attori chiamati a intervenire.
Il drone diventa così un sensore distribuito sul territorio, gli occhi della control room.
Le immagini RGB e termiche, la posizione dell’aeromobile, la posizione dell’evento e le informazioni raccolte dal pilota acquistano valore quando possono essere visualizzate, interpretate e condivise in tempo reale. Questa esperienza ci ha permesso di orientare progressivamente il nostro approccio ai sistemi UAS in contesto emergenziale consentendoci non solo di predisporre una flotta di droni, ma anche di costruire un’infrastruttura operativa attorno al dato.
La Control Room come centro del sistema
Nel modello Tolleranza Zero la Control Room rappresenta il punto di connessione tra ciò che accade sul territorio e la struttura decisionale.
Il Piano AIB regionale le attribuisce funzioni che comprendono l’individuazione delle aree a maggiore rischio, il coordinamento delle attività dei droni e dei piloti, il raccordo con le sale operative e il coordinamento con le Forze dell’Ordine presenti nella struttura.
Nel tempo questa architettura si è ulteriormente evoluta e oggi il sistema regionale integra una piattaforma GIS per l’analisi degli eventi e una piattaforma (S.C.O.P.E.) per la gestione dei piloti e delle missioni operative. SCOPE, consente di coordinare le risorse UAS dislocate sul territorio, migliorando la consapevolezza della situazione e fornendo un supporto alle decisioni durante le attività di monitoraggio e di intervento.

A questa architettura si aggiunge una piattaforma capace di ricevere in tempo reale i flussi video provenienti dai droni. La Regione lo descrive come un modello operativo già collaudato, tanto da aver previsto il riuso delle proprie piattaforme anche in altri contesti territoriali.
Dal punto di vista tecnico, questo passaggio è fondamentale.
Un flusso video isolato ha un’utilità limitata. Se associato invece alla posizione del drone, alla missione, all’operatore, alla localizzazione dell’evento e agli altri livelli informativi disponibili, diventa parte di un quadro operativo condiviso.
Situational awareness, coordinamento e capacità decisionale diventano quindi elementi dello stesso processo.
Dalla presenza dei piloti alle operazioni remote
Il passo successivo consiste nel ridurre ulteriormente il tempo necessario per portare un sensore sull’area di interesse. Un modello tradizionale prevede che il pilota raggiunga una determinata posizione, prepari il sistema, esegua i controlli preliminari e avvii la missione.
Le architetture Drone-in-a-Box modificano questo paradigma.
Il drone viene collocato all’interno di una stazione permanente che ne consente ricovero, ricarica e gestione remota. Al verificarsi di determinate condizioni può essere attivato senza la necessità di portare fisicamente l’aeromobile sul punto di decollo.
In uno scenario AIB questo significa poter disporre di sensori aerei già distribuiti sul territorio, collegati con la Control Room e potenzialmente attivabili in tempi molto ridotti. La Regione Calabria sta portando avanti proprio questa evoluzione. Il programma regionale prevede la realizzazione di hub territoriali per droni capaci di operare in modo automatico e autonomo, raccogliendo informazioni destinate a confluire nel sistema regionale di monitoraggio e nella Control Room.
Questo non significa eliminare il fattore umano. Al contrario, significa spostarne progressivamente il ruolo: dall’essere necessariamente presente accanto all’aeromobile alla supervisione della missione, alla gestione dell’operazione e all’interpretazione delle informazioni prodotte dal sistema.
Il passaggio al BVLOS e l’Autorizzazione Generica ENAC
Perché un’architettura Drone-in-a-Box possa esprimere realmente il proprio potenziale è però necessario affrontare anche uno dei passaggi più complessi delle operazioni UAS, il volo Beyond Visual Line of Sight (BVLOS).
Nel luglio 2025 questo percorso ha raggiunto un risultato particolarmente significativo.
ENAC ha rilasciato alla Regione Calabria – Dipartimento Politiche della Montagna, Foreste, Forestazione e Difesa del Suolo l’Autorizzazione Operativa ITA-OAT-00174/000, relativa a sistemi DJI Matrice 3DT e abilitata alle operazioni BVLOS.

Si tratta di un’autorizzazione operativa di tipo Generic, comunemente indicata anche come Autorizzazione Generica. La differenza rispetto a un’autorizzazione limitata a uno scenario geografico predeterminato è sostanziale poiché l’architettura Generic consente di operare in siti differenti, purché l’operatore verifichi attraverso un processo definito e documentato che le condizioni locali siano compatibili con quelle previste dall’autorizzazione.
Per quanto risulta dai registri pubblici ENAC, la Regione Calabria è la prima Regione italiana ad aver ottenuto un’autorizzazione operativa Generic per l’impiego BVLOS di un sistema Drone-in-a-Box di questo tipo. È un risultato al quale Dron-e ha contribuito attraverso il lavoro svolto sull’architettura operativa, sull’integrazione del sistema e sull’esperienza maturata direttamente nel contesto regionale.
Per gli aspetti specialistici relativi alla safety, all’analisi del rischio e al percorso autorizzativo, Dron-e ha lavorato insieme a Unifly Consulting, combinando competenze operative, tecnologiche e regolamentari.
Cosa significa progettare realmente un sistema Drone-in-a-Box
Uno degli equivoci più frequenti quando si parla di Drone-in-a-Box è pensare che tutto si risolva nell’installazione di una docking station.
In realtà, il dock è soltanto il punto di partenza. Prima di rendere operativo un sistema di questo tipo bisogna capire dove verrà installato, quali aree dovrà raggiungere, quali ostacoli sono presenti, come sarà garantita la connettività e quali condizioni possono influenzare la missione.
Bisogna poi definire cosa accade in caso di perdita del collegamento, peggioramento delle condizioni meteorologiche o impossibilità di proseguire il volo secondo quanto pianificato. Sono aspetti che diventano ancora più importanti quando l’obiettivo non è effettuare una singola dimostrazione, ma utilizzare il sistema con continuità e inserirlo all’interno di un’attività operativa reale.
Nel caso della prevenzione degli incendi, per esempio, non basta che il drone possa decollare da remoto. Occorre stabilire quando farlo decollare, dove inviarlo e soprattutto quali informazioni devono arrivare alla Control Room. Una rotta automatica può essere tecnicamente perfetta e, allo stesso tempo, avere poco valore operativo se le immagini raccolte non vengono immediatamente associate alla posizione dell’evento, alla missione in corso e alle altre informazioni già disponibili. È su questo punto che l’esperienza maturata in Calabria è stata particolarmente importante.
Lavorando sul campo è diventato evidente che il valore di questi sistemi non risiede soltanto nell’automazione del volo, ma nella loro capacità di entrare all’interno di un processo già organizzato.
Il drone, la docking station, il collegamento dati e la piattaforma di gestione devono quindi dialogare con le procedure, con gli operatori e con la sala operativa.
Solo quando questi elementi funzionano insieme il Drone-in-a-Box smette di essere un dispositivo tecnologicamente interessante e diventa uno strumento realmente utilizzabile per il monitoraggio del territorio.
Dal drone alla rete di sensori
L’evoluzione di Tolleranza Zero racconta bene come stia cambiando il modo di utilizzare i droni nella protezione del territorio.
All’inizio l’esigenza era soprattutto quella di portare più rapidamente un sensore nelle aree da controllare. Con il tempo, però, è diventato evidente che il vero salto di qualità non dipendeva dal numero di droni disponibili, ma dalla capacità di collegarli tra loro e inserirli all’interno di un sistema comune.
Da qui è nato un modello nel quale piloti, aeromobili, flussi video, dati georeferenziati e piattaforme digitali convergono verso la stessa struttura di coordinamento.

L’introduzione dei sistemi Drone-in-a-Box porta questo approccio un passo oltre. Il drone non deve più essere necessariamente trasportato sul luogo dell’intervento ogni volta che nasce un’esigenza. Può essere già presente sul territorio, all’interno di una stazione dedicata, pronto a essere attivato e gestito da remoto.
Se più sistemi di questo tipo vengono distribuiti in punti diversi e collegati alla stessa Control Room, il risultato non è semplicemente una flotta più automatizzata. Si crea, di fatto, una rete di sensori aerei distribuiti sul territorio, attivabili in funzione delle necessità e capaci di restituire informazioni alla stessa infrastruttura centrale. È probabilmente questa la direzione più interessante del percorso avviato in Calabria: passare dall’impiego del singolo drone alla costruzione di una capacità di monitoraggio più ampia, nella quale tecnologia, persone e dati lavorano all’interno dello stesso processo operativo. Perché, soprattutto nelle emergenze, il valore di un drone non sta soltanto in ciò che riesce a vedere, ma nella rapidità con cui quell’informazione può arrivare a chi deve valutarla e decidere come intervenire.
Dron-e come partner tecnico per AIB ed emergenze
L’esperienza maturata in Calabria ci ha insegnato che, nelle attività AIB e nella gestione delle emergenze, il valore del drone dipende soprattutto da come viene inserito all’interno di un sistema più ampio fatto di persone, procedure, dati e capacità di coordinamento.
È su questo approccio che Dron-e continua a lavorare, affiancando enti e organizzazioni nella progettazione e nell’integrazione di soluzioni UAS, Control Room, operazioni remote e sistemi Drone-in-a-Box.
Se stai valutando l’impiego dei droni nelle attività AIB, nel monitoraggio del territorio o nella gestione delle emergenze, siamo disponibili a confrontarci sulle esigenze operative e sulle possibili soluzioni da sviluppare.